Le buone pratiche nel Rapporto Recycle

Una delle barriere da superare per diffondere l’utilizzo di materiali alternativi a quelli estratti nelle cave riguarda i cantieri dei lavori pubblici e privati, dove i capitolati sono spesso una barriera insormontabile per gli aggregati riciclati. In molti capitolati è ancora previsto l’obbligo di utilizzo di alcune categorie di materiali da cava o comunque “naturali” di fatto impedendo l’applicazione per quelli provenienti dal riciclo. Eppure oggi non valgono più le scuse: sono ormai numerosi gli esempi di cantieri di edifici e di infrastrutture che dimostrano l’efficacia di materiali provenienti dal riciclo, come aggregati riciclati e asfalti derivati dal riutilizzo di pneumatici usati con prestazioni certificate.

Tra i lavori stradali e quelli edilizi è chiaro come ormai si possa intervenire con l’utilizzo di questi materiali in situazioni molto diverse fra loro (dal Palaghiaccio di Torino al nuovo Molo del Porto di La Spezia, dal Passante di Mestre all’Aeroporto di Malpensa).

Inoltra la spinta all’utilizzo di materiali provenienti dal riciclo in edilizia deve venire sia dai provvedimenti legislativi nazionali che dai regolamenti edilizi comunali. La direzione da scegliere è quella che fa chiarezza sui materiali utilizzati nei cantieri, se da recupero in sito, se da riciclo, se riciclabili. In modo di andare verso una vera e propria analisi del ciclo di vita delle diverse filiere di materiali e complessiva dell’edificio che permetta di comprendere la vera sostenibilità degli interventi edilizi. I Comuni possono individuare percentuali fisse e cogenti di utilizzo per le opere pubbliche e favorire l’impiego di aggregati riciclati con incentivi e premialità per le opere private.

Le migliori pratiche selezionate in Italia e all’Estero:

Buone Pratiche Rapporto Recycle

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